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Le strade di Torino


Alessandro Bulgini | Opera viva

Alessandro Bulgini | Opera viva

Esistere non significa vivere. Vivere significa esserci.

Una sera qualsiasi dello scorso inverno,  passando per le vie di Barriera di Milano, avreste potuto incrociare un signore vestito di rosso, in piedi su una sedia, con due lampadine accese in mano. Avreste ammirato, da spettatori inconsapevoli, le luci d’artista in versione Opera Viva: una presa di posizione in equilibrio tra il silenzio dell’arte e il rumore del pensiero.

Chiara&Luca | People of Turin


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“Se la vita fosse un giorno; togli ore di sonno, lavoro, cibo e il tempo letteralmente perso, le ore che restano per pensare si contano su una mano”. E’ l’inizio di Alessandro.  Quanto poco abbiamo per spaziare con la mente, usare la fantasia, cercare altre prospettive per decifrare il mondo, prendendo le distanze o addentrandoci molto all’interno di noi stessi; chiedendoci se un senso c’è.

Opera Viva si basa sul fatto che il senso lo si possa scegliere.

II progetto di Alessandro ha trasformato Barriera di Milano in un laboratorio a cielo aperto, con incursioni artistiche nella vita di chi condivide lo stesso quartiere in cui lui vive e lavora. Le strade, le facce, le vite delle persone sono diventate una tela bianca su cui tornare a dipingere.

A Taranto, dov’è nato, lo chiamano U Ròss. L’uniforme rossa, macchiata di pittura, lo definisce come artista aldilà del bene e del male; lo rende eclatante a chi deve ricevere il messaggio e tollerabile, a chi, tanta voglia di parlare non sempre ce l’ha.

Poteva scegliere una vita più comoda, ma se la tranquillità non può essere una spiaggia esotica, non è neanche un loft in centro; vuole stare qui – a Brooklyn dice – al centro del mondo.

Ha continue visioni del presente, ma non fa previsioni. Non crede nella speranza se travestita da alibi… buona soltanto a far nascere aspettative, che – sappiamo bene- non fanno mai una bella fine. Lasciare il proprio segno qui e ora significa occuparsi, anziché preoccuparsi. La sua arte è, per prima cosa, il suo modo di interagire con il mondo.

In un presente che non definirei facile; Alessandro si sente un artista in guerra e i suoi nemici hanno i nomi del degrado, della povertà e della ghettizzazione. Non è un santo, non ha una missione; combatte una battaglia mossa dall’urgenza di fare cose belle, di farle in tanti, e bene. Bisogna incontrarsi, creare collegamenti, fare rumore. Un rumore che non si sente, ma che aumenti nelle teste.

Nelle sue parole riecheggia che, se democratica, l’arte è potente. Crea e distrugge simboli, indaga, critica, può diffondere messaggi ed esprimere il pensiero.

Opera Viva non insegue la gloria, è l’espressione di un bisogno. L’arte è la scintilla e quello che già esiste, non è niente di più di ciò che serve ad Alessandro.

Le sue opere trovano senso nel legame profondo con la strada, le vie, le piazze, le case, le scuole; sono fatte di quello che gli sta intorno e prendono vita nel momento in cui interagiscono con uno sguardo, una mente o un’anima, scuotendoli.

E’ sovversivo anche nel modo di esserlo. La sua visione si inserisce tra le righe del presente non per demolirlo, ma per renderlo migliore, per prendersene cura. “Cura” è la parola che sceglie quando gli chiedo cos’è che fa la differenza.

Dall’altra parte c’è l’assenza. Banale: più la gente si sente abbandonata, più si abbandona. Prendono senso i grandi occhi di pittura nera che ci guardavano dalle persiane della scuola media in cui stavamo entrando per incontrarlo. Capisco anche la targa rossa all’ingresso che cita “Scuola di volo”.

A progetto finito, i ragazzi della Benedetto Croce avranno 100 occhi per 100 finestre – una scuola versione pop del gigante Argo – e dei gradi “alati” come riconoscimento per aver frequentato una scuola speciale. Lo è e lo sarà sempre di più, con studi d’artista, esposizioni e progetti. La palestra, le pareti e le aule diventeranno uno dei cuori pulsanti di Opera Viva.

Dove: Scuola Media Statale B. Croce, C.so Novara 26 – Torino


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