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Le strade di Torino


I Giardini Sambuy, ovvero speriamo che il treno sia in ritardo

I Giardini Sambuy, ovvero speriamo che il treno sia in ritardo

La stazione è il luogo della velocità per eccellenza: non ci si ferma in stazione; si corre per prendere il treno, si corre per scendere e raggiungere la coincidenza, si corre per il posto migliore e si corre per l’ultimo taxi. La stazione, però, può trasformarsi improvvisamente nel luogo della lentezza esasperante: si aspetta il treno che parte in ritardo e si aspetta quello che non è ancora arrivato; si attendono parenti, amici, amori che più da lontano sono partiti e più non arrivano mai. Se dovesse capitare anche a te di fermarti per un tempo sconosciuto a Porta Nuova, non ti scoraggiare: basta uscire, attraversare il corso, varcare un cancello per trovarsi tra alberi e prati, fontane, gazebo e panchine. Niente di strano, sei a Torino e questi sono i Giardini Sambuy.

Elisa


Giardini Sambuy

Piazza Carlo Felice

1 ottobre – 30 aprile : aperti dalle 8 alle 19
1 maggio – 30 settembre: aperti dalle 8 alle 23


Dietro al cancello

Un’imponente inferriata di discreta fattura (sì, solo discreta direi…) racchiude quello che assomiglia decisamente ad un parco all’inglese in miniatura con tanto di prati e fontana con spruzzo: vi sto portando a fare una passeggiata negli ex ‘Giardini del Re’, così chiamati prima che fossero intitolati ad uno dei più blasonati Sindaci di Torino, ovvero Ernesto Bertone Baldo Conte di Sambuy. Anche questo, come molti altri giardini sparsi per la città, è opera di una vecchia conoscenza in fatto di progettazione ovvero il francesissimo Jean-Pierre Barillet-Deschamps che lo disegnò nel 1861. Non posso fare a meno di pensare che, circa 133 anni dopo, un altro Deschamps di nome Didier verrà nella stessa città a ricamare altri prati: ma questa, si sa, è una storia diversa…

Come una macchina del tempo

Può essere divertente, una volta entrati nel giardino, cercare le tracce delle trasformazioni vissute negli anni dalla città: trasformazioni a volte fisiche, a volte culturali e di stile vita. Che fine ha fatto, ad esempio,  l’enorme termometro che, nei primi del 900, campeggiava tra i prati? Nessuno lo sa ma, forse, oggi potrebbe essere buffo intravederlo tra le fronde. Anche dell’orologio floreale, il cui meccanismo interrato fu donato dalla città di Ginevra negli anni ’50 e che batteva il tempo ai viaggiatori di Porta Nuova, si è persa traccia : al suo posto, oggi, si trova il ben più funzionale ascensore della Metro (e, vi confesso, che a me sta bene così essendo piuttosto radicata in me  l’avversione per quel tipo di giardinaggio). Rintracciabilissimo (si trova sul lato sinistro del giardino, andando verso Via Roma) è, invece, il monumento a Edmondo De Amicis: una statua femminile che riproduce la ‘Seminatrice di Buone Parole’ ferma, appunto, nell’atto di seminare è circondata da un bassorilievo che riproduce scene di amor filiale, materno e patrio;  di amicizia, studio, carità e lavoro che ci riportano direttamente indietro alla Torino del libro ‘Cuore’. In questo caso, dove resta la traccia fisica, temo siano spariti molti di questi valori nella città di oggi, seppur alla base della statua il faccione scolpito di Edmondo tenti di ammonirci.

Alberi, sentieri, un gazebo e perfino un laghetto

Il piccolo parco ci traghetta dalla stazione all’imbocco della centralissima Via Roma che, in asse rigoroso, conduce il nostro sguardo fino all’ingresso di Palazzo Reale attraversando idealmente Piazza CLN, Piazza San Carlo e Piazza Castello, diottrie permettendo. Mentre fuori il rigore dell’urbanistica fascista si esprime in tutta la sua durezza, il giardino è un luogo incredibilmente morbido e ricco. Sentieri sinuosi, piccole collinette e semplici prati ci conducono verso il centro dove una fontana con spruzzo, circondata da massi ricoperti di muschio, dà il meglio di sé. Enormi e bellissimi tutti gli alberi che di questo giardino sono la vera ricchezza botanica:  le grandi magnolie le cui radici affioranti ricamano il terreno; una zelkova, pianta piuttosto rara e preziosa, qui in dimensioni magnifiche; tra i numerosi faggi anche quello ‘a foglia di felce’, fratello più nobile di quello comune. Se volete sapere dove sono, e non siete  molto esperti nel riconoscimento, nessun problema: un cartello ed una pianta del giardino vi indicheranno dove trovarli.

I giardini sono di tutti

Si sa che, nelle grandi città, le zone vicine alle stazioni  non brillano per frequentazioni e così è stato anche per i Giardini Sambuy. Ne parlo al passato perché oggi, secondo me, non è più vero: le panchine sono piene di anziani (non solo, lo ammetto); sui prati in estate ci vedo sdraiati i ragazzi; nei mattini d’inverno ci sono mamme e papà coi passeggini e di notte i giardini sono chiusi. I Torinesi, si sa, alle volte fanno i preziosi ma sanno benissimo che per riappropriarsi di un luogo, qualora sia andato perduto, ciò che serve sono le persone: persone che lo vivano in ogni momento, che approfittino delle panchine per godersi un po’ di pace, o che si intrattengano, ad esempio, nelle mille attività ed eventi  proposti dall’Associazione ‘Giardino Forbito’ che ‘abita’, ormai da qualche tempo, il grande gazebo verde. La città è di tutti e a maggior ragione lo sono i giardini, spazi pubblici per eccellenza: non vi serve un invito, siete liberi di approfittare di tanta bellezza anche se non dovete prendere un treno o non ne avete appena perso uno.


All images © 2018  Elisa Campra