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Le strade di Torino


Gran Madre e Piazza Vittorio

Gran Madre e Piazza Vittorio

Piazza Vittorio e la chiesa della Gran Madre di Dio, collegata al resto della città dal ponte Vittorio Emanuele I, sono forse uno dei luoghi di Torino su cui si affollano più leggende e aneddoti. Lo tesso Ponte che le collega fu edificato per volere di Napoleone nel 1706 e si racconta che vi fece nascondere all’interno, in particolare nel pilone centrale, una cassetta contenente 88 tra monete e medaglie d’oro. Quando Napoleone fu esiliato a Sant’Elena il ponte era già ultimato e le monete non furono mai più recuperate.

La chiesa della Grand Madre, per come la conosciamo ora, fu invece fatta costruire per festeggiare il ritorno del re Vittorio Emanuele I di Savoia dopo le ritirate degli eserciti di Napoleone e ultimata nel 1831. Interessante è infatti il messaggio inciso sul timpano «ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS» («La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re») sulla quale permane un’aura di mistero. L’Ordo Taurinos potrebbe infatti anche essere un nascosto omaggio all’ Ordine Taurino, la popolazione celtica che abitava queste aree prima dell’arrivo dei Romani. A quanto pare, però, la chiesa della Gran Madre di Dio non è così recente come sembra.

Alcune leggende raccontano infatti che in quell’area sorgesse un promontorio sul quale popolazioni ancora più antiche vi praticavano il culto della Dea Iside, detta appunto Grande Madre. Se pensiamo che tutto questo sia sufficiente a contribuire alla magia del luogo ci stiamo ancora una volta sbagliando. Un’altra leggenda racconta infatti che sotto una delle due statue accanto alla chiesa vi sia addirittura sepolto il Santo Graal. A noi piace molto la mattina arrivare da Piazza Vittorio e godersi la passeggiata mattutina sul Ponte, quando la cupola neoclassica viene illuminata dal sole, e ancor più ci piace fare colazione alla Pasticceria Sabauda, proprio all’angolo della piazzetta. Qui i i pasticcini sono tra i più buoni di Torino ma questo, ebbene sì, non è una leggenda.


Graphic by Nicolò Canova and text by Serena Campelli