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Le strade di Torino


Il parco della Tesoriera ovvero, non facciamoci mancare nulla

Il parco della Tesoriera ovvero, non facciamoci mancare nulla

Non conosco tutte le zone della mia città, lo ammetto: ci sono alcuni quartieri, alcune vie o corsi dei quali ignoro completamente l’esistenza; intere porzioni urbane che sono per me una grande macchia nebulosa nella planimetria . Non me ne vanto, certo, ma lo ammetto con candore serafico a buon uso dell’eterno cliché che vuole le donne un po’ imbranate quando si tratta di viabilità. Ho però dei punti ben fissi, in testa, quando esco dai  miei quartieri abituali e ormai si sarà già capito che i miei fari nell’orientamento sono i parchi ed i giardini pubblici. Ad esempio, dovete andare verso Grugliasco? Semplice, non si può sbagliare: si deve passare davanti alla Tesoriera ed anzi, visto che ci siete, vi consiglio di prendervi un po’ di tempo per entrarci, farci un giro e magari sedervi all’ombra del grande ‘Nonno’ che, almeno, sapete chi è?

Elisa


Giardini della Tesoriera

Corso Francia 186

Orari di apertura:
dalle 7.30 alle 22 dal 1° ottobre al 30 aprile
dalle 7.30 alle 24 dal1° maggio al 30 settembre


Un paio di cosette che credo tu non sappia [ma che sono sicura vorresti sapere]

Inizio col dire che il parco ha questo nome perché la villa, della quale in origine era esclusiva pertinenza, fu costruita intorno al 1713 da tale Ayme Ferrero di Borgaro allora tesoriere, per l’appunto, del Duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Sembra una storia bellissima di successo e gloria senonché, all’improvviso, prende una brutta piega: il contabile è accusato di ruberie nei confronti del Duca; viene punito con la confisca di tutti i beni ma si rifiuta di abbandonare la Tesoriera; senza alcun nesso apparente, il tesoriere uccide la sua giovane amante francese murandola viva (!!!)   nella villa stessa ed, infine, si toglie la vita gettandosi nel camino per morire bruciato. Sarà per questo che nel parco gira, si dice, un cavaliere tutto nero, su un cavallo tutto nero, con un mantello tutto nero bordato di rosso e che nelle sale della dimora vaga il fantasma di una ragazza sola ed impaurita, che chiede aiuto? Ad ogni modo, fantasmi o meno, dopo un periodo di abbandono la villa passa nelle mani del Marchese Ferdinando di Breme e di Sartirana che le regala un periodo di grande splendore: alla fine dell’800 la biblioteca è fornita di una collezione di 1500 volumi di botanica e storia naturale; il parco è ricco di piante preziose, serre riscaldate e di una collezione di uccelli esotici e di animali tenuti in un serraglio. Bisogna, però, aspettare il 1976 perché il parco diventi pubblico, dopo essere passato per le mani dei Gesuiti e dopo che un’azione popolare ne richiede a gran voce l’acquisto da parte del Comune.

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Last but not least

Se è vero che l’edificio ha una storia curiosa, il parco non è meno interessante. Intanto è d’obbligo segnalare la presenza del grandissimo platano (Platanus acerifolia) all’ingresso di Corso Francia: è l’albero più vecchio della città , un ‘nonno’ botanico piantato probabilmente nel 1715, anno che vide la fine dei lavori di costruzione della villa. Un’altra particolarità botanica è la presenza di una quercia da sughero, albero che a Torino ci fa venire un po’ voglia di mare…Il disegno dei sentieri è elegante e semplice, alla francese, ed invita a passeggiare alla ricerca delle tante diverse piante sparse in tutto il parco : ci sono 18 diverse specie botaniche tra le quali il noce nero, il faggio, il frassino, il tiglio, l’acero, l’olmo, il tasso, il bagolaro, il carpino bianco e la magnolia. Il parco è sempre molto frequentato: ci sono  vecchietti che giocano a carte (esiste un’area dedicata ed attrezzata!) ma anche famiglie e ragazzini che giocano a calcio nel prato o smanettano sdraiati sulle panchine. Ha zone ombrose, come i viali alberali, ma anche amplissimi spazi aperti dove godere del sole dell’autunno, leggere un libro o pranzare. E voi, ora che vi siete fermati, siete sicuri di voler andare a Grugliasco proprio adesso?

I miei tre motivi per visitare e vivere il parco:

  • per la contemporanea presenza di un parco bellissimo, semplice, elegante e signorile nel disegno, e di un edificio visitabile di indubbio valore: come a dire, l’unione perfetta tra natura ed architettura;
  • per la possibilità di vivere il parco per le più svariate ragioni: se non vi basta passeggiare all’aperto, troverete la Biblioteca Musicale A. della Corte nella villa stessa; una fontana monumentale a zampilli;  il Club Alpino Italiano – CAI – Sezione UGET nelle ex scuderie; l’asilo nido e la scuola materna comunale “la Tesoriera” nel caso vi servissero; ci potete andare in bici (occhio ai pedoni, i percorsi sono misti); ci sono fontanelle, giochi bimbi, area cani e pure un chiosco ed un ristorante. E se non vi basta, due tiri alla bocciofila Don Michele Plassa non vi paiono una buona idea?
  • Per la possibilità di abbracciare il tronco del Nonno: con la sua circonferenza di circa 8 metri ne dovete portare di amici…

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